Tiraz-Ricamisociali

TEMA GENERALE

Il recupero della destrezza manuale associata alla creatività è una delle possibili vie per la riappropriazione di una identità culturale, e quindi di una prospettiva di vita dignitosa, da parte di chi sta ricostruendo tale identità anche a partire di situazioni di crisi personale e-o sociale.

Il ricamo, indissolubilmente legato alle attività tessili nonché agli strumenti ed alle materie che le permettono, è una spesso raffinata modalità artistico-espressiva che si inserisce nel solco di antiche e pregevoli tecniche volte a ingentilire/impreziosire manufatti ‘eccezionali’ o fatti per un’utenza ‘eccezionale’.  

Ma il ricamo è anche stato veicolo di messaggi culturali importanti, impliciti o espliciti, se si tiene conto che testo’ deriva dal latino textus, cioè tessuto-trama; da cui il legame non solo etimologico fra il narrare ed il tessere. Nei tessuti è in sostanza impressa “la storia del mondo nonché la storia personale delle donne, soprattutto di quelle meno abbienti” (http://www.istitutoeuroarabo.it/DM/dal-tiraz-a-oggi-divagazioni-sulla-sicilia-che-sa-tessere).  

Nell’epoca della totale “riproducibilità tecnica dell’opera d’arte”, ogni saper fare originariamente gestito dall’uomo con le sue sole abilità manuali, subisce la concorrenza – sleale – dell’enorme capacità produttiva e mimetica delle macchine a controllo numerico.  È  ormai chiaro da tempo che l’industria (tessile come di altro tipo) non ha più lo scopo di assicurare un’abbondante produzione funzionale ‘democraticamente’ fruibile anche dalle classi meno abbienti, con livelli qualitativi non dissimili dai prototipi artigianali; l’industria tende invece a legittimare sé stessa come creatrice di oggetti, di forme e spesso anche di usi, del tutto sganciati da quelli tradizionali, considerati non più adeguati a tempi, sensibilità e disponibilità economiche medie attuali.

Pertanto il recupero del fare artigiano e della piccola o piccolissima scala produttiva, lungi dall’essere finalizzato al compiacimento delle élites economiche del momento tramite oggetti ‘ad alto valore umano aggiunto’, ha un valore squisitamente ‘politico’ nella migliore accezione del termine. Esso va visto cioè come funzionale alla creazione di comunità locali armoniose, in cui agisca più che la ‘divisione del lavoro’ (con la conseguente gerarchizzazione rigida dei ruoli produttivi e sociali) un vera ‘condivisione dei valori’ e del benessere. 

La necessità di comunità che rinforzino la progettualità interna nonché il proprio saper fare, aumentando così il senso di appartenenza e protezione dei singoli nonché la tutela dei beni comuni, è evidenziata già oggi in seno alla riflessioni sull’ ‘economia di mercato’, in quello che ne è un momento di transizione molto critico. 

È quindi naturale che i costi economici del recupero anche a fini sociali della piccola parte della creatività manuale cui ci riferiamo dovranno essere sostenuti in larga misura, inizialmente, tramite forme di finanziamento adeguate derivanti proprio da quell’ ‘economia di mercato’ cui un’auspicata ‘nuova economia’ più sostenibile e responsabile finirà per sostituirsi, nel tempo.

CONTESTO, OBIETTIVI, RISULTATI ATTESI

“Tiraz – Laboratori riuniti” fu un atelier di ricamo attivo a Palermo nel periodo 1925-65: riforniva gli ambienti altolocati di Palermo, Roma e più, producendo pregiatissimi lavori di ricamo realizzati secondo le tecniche e i disegni tradizionali siciliani, che hanno radici nell’antichissima tradizione portata dai dominatori arabi, poi adottata e coltivata dalla corte normanna. Il laboratorio riprese anche nella denominazione tale tradizione: Tiraz (o Thiraz) nei più antichi documenti, è il nome che designava i laboratori tessili sotto il diretto controllo del califfo nel modo arabo, destinati alla produzione di beni di lusso per la corte; celebre, in questa tradizione tessile impiantata in Sicilia e potenziata dai normanni, il Mantello per l’incoronazione di Ruggero II, oggi esposto al Kunsthistorisches Museum, di Vienna (http://www.georgofili.info/contenuti/un-pregevole-manufatto-siciliano-a-vienna-il-manto-di-ruggero/4116, http://www.fioretombolo.net/ilmanto.htm). 

Lo storico laboratorio palermitano ha lasciato una potente eredità iconografica: “rimangono moltissimi disegni dei decori utilizzati per i ricami, più di trecento disegni, realizzati su carta lucida e carta velina”, un patrimonio di soggetti, stilemi e motivi decorativi del ricamo tradizionale, meritevoli di recupero e diffusione (http://www.salvarepalermo.it/per/archivio/per-n-32/item/85-tiraz-un-laboratorio-di-ricamo-a-palazzo-de-seta-maria-antonietta-spadaro).

Il progetto mira dunque a due obiettivi: 

  • la promozione dei disegni e dei manufatti tessili del fondo “Tiraz – Laboratori riuniti”
  • il loro recupero attraverso nuove realizzazioni, anche con tecniche meccaniche, su materiali tessili sostenibili, cioè provenienti da filiera agricola italiana, o dall’uso di scarti di produzione alimentare, o dal recupero di materiali tessili. 

Risultati attesi sono dunque:

  • una mostra, che valorizzi il patrimonio iconografico del fondo “Tiraz – Laboratori riuniti”,
  • una ‘impresa sociale’ (creata nell’ambito della recente ridefinizione del Terzo Settore italiano) che sia in grado di riproporre, con uno stile moderno e con tecniche non necessariamente manuali, una attualizzazione dei disegni tradizionali del fondo Tiraz, con la produzione di tessuti ricamati, realizzati con materiali naturali e da filiera sostenibile.

ARTICOLAZIONE IN SINTESI

1 – PER CHI (target sociale, culturale, produttivo, ambientale) 

  1. Soggetti in difficoltà o in uscita da situazioni critiche dal punto di vista economico, sociale, ambientale, etnico; in specie donne,
  2. Comunità di quartiere o di villaggio alla ricerca di identità e coesione interna.

2 – COME (metodologie di conoscenza/comunicazione/formazione)

  1. Realizzazione di una mostra che faccia da ‘driver’ all’iniziativa nel suo complesso e ne richiami i contenuti. Oggetto: le creazioni dell’antica officina palermitana “Tiraz – Laboratori riuniti” di ricamo e tessitura di alta qualità, con materiali iconografici e tessili originali. 
  2. Proposizione della mostra in più siti italiani, europei ed extraeuropei. 
  3. Realizzazione di una impresa sociale, individuando attori, fruitori di riferimento, risorse economiche (tramite ‘social business-plan’). 
  4. La fidelizzazione degli utenti al progetto sarà assicurata tramite una valorizzazione spinta del “valore etico aggiunto” dei prodotti, che farà di chiunque ne indossi uno un naturale ‘promoter’ delle iniziative connesse. Ciò  anche tramite visite reali o virtuali presso i laboratori, laddove nasceranno.
  5. L’eco-fidelizzazione dei clienti potrà consistere in uno scambio fra un manufatto di Tiraz ed un capo dismesso dell’acquirente. In questo modo “Tiraz – ricamisociali” sarà anche un punto di raccolta di scarti tessili da avviare a riciclaggio.
  6. È previsto il calcolo della CO2 prodotta dai processi di lavorazione e da quelli di commercializzazione dei prodotti, ed il successivo ‘azzeramento’ delle emissioni tramite iniziative ambientali e sociali certificate che tendano a rendere più leggero possibile l’ ‘environmental footprint’ di tutte le iniziative di progetto.

3 – CON COSA (risorse umane e strumentali per l’azione)

  1. Collettivo Idansé – Nato nel 2017  intorno all’esperienza di scuola multilingue della “Limonaia – Zona Rosa” di Pisa. Lavora sui temi dello scambio culturale, raccogliendo persone di varia nazionalità, provenienti da percorsi di migrazione e di protezione da contesti di violenza di genere (Siria, Nigeria, Bosnia, Turchia, Senegal, ecc…). Nel collettivo sono emerse competenze ed interessi intorno alle arti tessili e in particolare al ricamo, che l’idea progettuale punta a sviluppare. La realizzazione del laboratorio vorrebbe appunto coinvolgere le risorse umane di Idansé. 
  2. Un/una stilista cui affidare la creazione di una linea moderna a partire dal materiale storico conservato (disegni e modelli), che costituirà appunto la linea di produzione del laboratorio. Filo conduttore della linea potrà essere l’eredità comune alle culture materiali storiche siciliana, mediorientale/vicinorientale e subsahariana, rappresentate dalle componenti progettuali ed attuative del laboratorio.
  3. L’utilizzo delle fibre naturali e-o derivate da sostanze naturali, anche di scarto, tramite processi eco e socio compatibili. Il progetto quindi coniuga il supporto verso situazioni sociali di difficoltà/integrazione, con il rispetto dell’ambiente. 

PROPOSTA DI “ROAD MAP” 

  1. Realizzazione mostra.
  2. Realizzazione di ‘social-business plan’ ovvero di valutazione non solo economico/monetaria ma anche socio/ambientale, dell’interrelazione fra le componenti progettuali, organizzativo/relazionali, merceologiche, tecnologiche, ambientali e storico/culturali del progetto. 
  3. Riguardo alle componenti merceologiche, elaborazione di un’analisi di mercato per l’individuazione della filiera di produzione della materia prima.
  4. Costituzione formale della struttura operativo/produttiva del laboratorio “Tiraz-Ricamisociali”.
  5. Test di produzione (Pisa).
  6. Individuazione di un/una stilista ‘resident’ che supporti in esclusiva la parte creativo/artistica dell’iniziativa; ovvero creazione di una ‘lista di eccellenza’ di creativi del  settore tessile, cui proporre una collaborazione a favore di Tiraz-Ricamisociali, consideratone l’alto valore socio/culturale, secondo sequenze temporali da concordare con gli stessi.
  7. Realizzazione di prototipi e diffusione del processo produttivo tramite i normali canali telematici, per promuovere e poi amplificare la fidelizzazione degli interessati al progetto.
  8. Creazione di campagne di crowdfunding per sostenere l’iniziativa, parallelamente al tradizionale fundraising rivolto ad istituzioni e privati.

Progetto a cura di Leontine Regine, Renata Longo, Antonino Prizzi